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Correlazioni in Medicina



Ipotermia moderata per trattare l’encefalopatia da asfissia perinatale: solo miglioramento degli esiti neurologici


Non è chiaro se la terapia ipotermica migliori gli esiti di neurosviluppo nei neonati con encefalopatia da asfissia.

I Ricercatori del TOBY Study hanno condotto uno studio randomizzato su bambini con meno di 6 ore di età e con un’età gestazionale di almeno 36 settimane ed encefalopatia da asfissia perinatale.

Sono state confrontate le cure intensive più raffreddamento del corpo a 33.5°C per 72 ore e le sole cure intensive.

L’esito primario era la morte o la disabilità grave a 18 mesi di età.
Esiti secondari prespecificati includevano 12 esiti neurologici e 14 altri eventi avversi.

Dei 325 neonati arruolati nello studio, 163 sono stati sottoposti a cure intensive più raffreddamento e 162 alle sole cure intensive.

Nel gruppo con raffreddamento 42 bambini sono morti e 32 sono sopravvissuti ma hanno mostrato gravi disabilità di neurosviluppo, mentre nel gruppo senza raffreddamento 44 bambini sono morti e 42 hanno mostrato disabilità gravi ( rischio relativo per ogni esito 0.86; P=0.17 ).

I neonati nel gruppo raffreddamento hanno mostrato un aumentato tasso di sopravvivenza senza anormalità neurologiche ( rischio relativo, RR=1.57; P=0.003 ).

Tra i sopravvissuti, il raffreddamento ha portato a una riduzione del rischio di paralisi cerebrale ( RR=0.67; P=0.03 ) e miglioramento nei punteggi del Mental Developmental Index e Psychomotor Developmental Index delle Bayley Scales of Infant Development II ( P=0.03 ciascuno ) e del Gross Motor Function Classification System ( P=0.01 ).

I miglioramenti negli altri esiti neurologici nel gruppo con raffreddamento non sono risultati significativi.

Gli eventi avversi sono risultati nella maggior parte dei casi minori e non associati con il raffreddamento.

In conclusione, l’induzione di ipotermia moderata per 72 ore in neonati con asfissia perinatale non ha ridotto in modo significativo il tasso combinato di morte o disabilità grave, ma ha portato a miglioramenti negli esiti neurologici nei sopravvissuti. ( Xagena2009 )

Azzopardi DV et al, N Engl J Med 2009; 361: 1349-1358


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